La Stampa
Written by Carlo Incarbone   

CINTURE e Libero Arbitrio

lettera a: La STAMPA (pubblicata il 3-Ott-98)

titolo originale:


DELTAPLANO e


Cinture di Sicurezza

 

 

 

 

 

Illustrissimo O.d.B.

come deciso sostenitore delle 'cinture' mi sono sentito chiamare in causa per la recente lettera che ne farebbe una questione di... Libero Arbitrio: i miei 12 anni di attività 'deltaplanistica', infatti, sembrerebbero far parte (a detta della lettera in questione) di un certo tipo di rischi 'consentiti', anche a scapito di eventuali conseguenze per la collettività, mentre per le cinture il Libero Arbitrio sarebbe ingiustamente violato, dico bene?
Be', direi che la cosa 'non funziona' per almeno due motivi.

Innanzitutto gli sport 'pericolosi' sono chiaramente ed inequivocabilmente tali, tant'è vero che pochi li praticano (lo dimostrano le poche decine di morti all'anno... contro la media di 20 'vittime della strada' al giorno).
La pericolosità, invece, del 'non incinturarsi' sfugge alla massa degli automobilisti, per cui l'indicazione legislativa diventa necessaria: i nostri LiberArbitristi d'Italia non sono infatti quasi mai in grado di vedere un po' più in là del proprio naso, pensano magari che con la 'loro' prudenza non succederà mai niente, e non passa mai per l'anticamera del loro cervellino che (tanto per fare un esempio) l'urto laterale da parte del solito cretino irrispettoso delle precedenze potrebbe farli finire sull'asfalto... con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

D'altra parte c'è anche un altro fatto: gli sport 'pericolosi' non si praticano di solito per il puro gusto del 'rischio'.
Arrampicare in montagna o volare appesi ad una vela (magari assieme a qualche docilissimo falchetto) sono attività che offrono sensazioni incredibili e difficili da descrivere: è di solito per questo che si accetta consapevolmente il rischio, pur remoto, di finire i propri giorni in carrozzella.
Non allacciando le cinture, invece, qual è la 'sensazione' che può provare il nostro LiberArbitrista se non quella, piuttosto risibile, del Bastian Contrario?


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Written by Carlo Incarbone   

Libri,

meglio una sana biodiversità didattica

lettera a: La STAMPA (pubblicata il 19-Mag-98)

Da diversi anni combatto inutilmente, sia come genitore che come docente, contro la ben nota piaga nazionale: l'inutile prolissità dei testi scolastici.
Cresciuti di circa 3 volte rispetto a qualche decennio fa, si sa che non hanno portato apprezzabili miglioramenti cultural-conoscitivi degli studenti, anzi, meglio cambiare discorso.

Il guaio è che la maggior parte dei colleghi non ne vuole sapere: come molti genitori, pensano che la quantità stimoli chissà quale interesse nelle scolaresche, mentre in realtà è un'ottima scusa per lasciare a casa i libri, visto che pesano.

Ma ora ne salta fuori un'altra: dopo inutili discussioni coi colleghi, tutti dichiaratamente contro lo spessore dei libri (salvo poi ricadere nelle scelte da 400 pagine in su), mi trovo ad avere problemi pure col preside, il quale spinge per un'apparentemente logica uniformità all'interno del nostro liceo; essendo quindi in minoranza, mi toccherà adeguarmi allo standard nazionale.

In realtà, l'uniformità di cui sopra serve sì ad evitare cambi di testo, ma solamente in situazioni del tutto anormali: ripetenze e cambi di sezione.

Tutto sommato preferirei una sana biodiversità didattica, piuttosto che un'uniformità tutta staliniana, giusto?


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Written by Carlo Incarbone   

La vocazione latina

ad ignorare le REGOLE

lettera a: LaSTAMPA (pubblicata il 5-Ago-98)

Non ho capito…

...dovevano morire due orefici in una settimana perché ci si decidesse a controllare se il domicilio coatto di decine di criminali era davvero tale?

Non capisco perché in questo maledetto Paese si abbia tutto questo timore a fare regolari controlli: mettiamoci in testa che l'italiano in genere è già "latinamente predisposto" a non rispettare le leggi, figuriamoci se si accorge che nessuno lo controlla!

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Written by Carlo Incarbone   

Soldi e paghette…

finiscono nell'etere

lettera a: La STAMPA (pubblicata il 2-Set-99)

in realtà era stata inviata prima delle ferie:
il ritardo nella pubblicazione ha sicuramente
scongiurato eventuali danni a Mamma Telecom, giusto?

illustrissimi:

ho tentato ripetutamente di spiegare a mia figlia quanto 'evanescente' sia il consumismo di tipo 'telefonico'… ma è stato inutile: lei ed il suo ragazzo, la prima giornata da 'separati' (causa ferie delle rispettive famiglie) l'hanno passata praticamente al telefono… facendo sparire nell'etere le 'paghette' di un paio di mesi almeno (il conto esatto lo faremo quando ci arriverà la bolletta con relativa documentazione del traffico).

Scrivo quindi la presente nella speranza che qualcun altro capisca invece il concetto: a differenza infatti di certi 'consumismi' tradizionali (tipicamente rappresentati dall'acquisto di beni non indispensabili, ma tuttavia relativamente duraturi) la 'telefonata', tanto pubblicizzata da oramai una vera e propria schiera di 'gestori' in libera concorrenza, è una cosa assolutamente impalpabile, evanescente, destinata a svanire nel nulla appena terminata.
Ora, non dico che si debba smettere di dare un saluto ai propri cari lontani, per carità: si tratta di evitare certi abusi che, guarda caso, fanno invece ingrassare i gestori di cui sopra.

Non per nulla, un paio di mesi fa, durante una puntata di Moby Dick dedicata all'inquinamento elettromagnetico, si è detto tutto e di tutti, s'è fatta la solita demonizzazione della tecnologia, ma quando ad un certo punto un personaggio Telecom ha giustamente osservato che il proliferare di antenne è diretta conseguenza della 'domanda'… nessuno ha azzardato osservare che se la gente usasse i telefonini solo per brevi ed essenziali comunicazioni ci sarebbe bisogno di un decimo delle antenne attualmente installate, giusto?

E invece no: tutti a 'telefoninare' per ore, magari stregati dal volto della biondina (incredibile trovata pubblicitaria) con l'abbronzatura che rivela l'ombra del cellulare perennemente attaccato all'orecchio.


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Written by Carlo Incarbone   

USTICA:

il depistaggio infinito

lettera a: La STAMPA (pubblicata il 3-Set-99)
Repubblica (pubblicaz. da verificare)

in rosso le parti non pubblicate

titolo originale:

Proprio bravi,

i nostri Generali…

Illustrissimi:

sembra finalmente chiaro, dopo quasi vent'anni dalla tragedia di Ustica, che almeno abbondanti 'depistaggi' ci siano stati, da parte dei nostri bravi 'servitori della Patria', giusto?
Non si saprà forse mai chi e come ha 'tirato giù' il DC-9 Itavia, ma una cosa era certa dall'inizio: indipendentemente dal 'colore' del missile incriminato
(Nato, Sovietico, o Libico che fosse)... gli uomini dell'Aeronautica non hanno fatto una bella figura.

A questo punto, però, forse sarebbe il caso di rivedere quella frettolosa 'archiviazione' dell'ipotesi Ramstein:alla fine degli anni '80, nello spaventoso incidente delle Frecce Tricolori, perivano
guardacaso due piloti che la notte di Ustica erano in volo sul Tirreno.
In effetti, per qualche 007 senza scrupoli non sarebbe stato difficile bloccare a distanza gli aerofreni del 'solista', causandone il prematuro incontro col resto della squadriglia: nei filmati, tra l'altro, il carrello abbassato faceva proprio pensare ad un disperato tentativo di rallentare l'apparecchio in questione.

A quei tempi l'ipotesi fu subito accantonata, ma forse solo perché i Generali erano molto più 'intoccabili' di oggi…
In questi giorni, invece, l'idea che tra i tanti risultati delle attività di 'depistaggio' ci sia stato anche un incidente aereo con 80 morti a terra e la reputazione internazionale della nostra Pattuglia Acrobatica messa in discussione… non è poi cosa così incredibile, dico bene?


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